Assegno in protesto


Assegno in protesto Per riabilitarsi dall’assegno protestato occorre non solo che si sia saldato il debito, ma anche che sia trascorso un anno dall’avvenuto pagamento. Bisogna compilare una domanda di riabilitazione dimostrando l’avvenuto pagamento dell’assegno protestato ed allegare alla stessa la liberatoria firmata sia del debitore che dal creditore. Le firme devono essere autenticate da un notaio.
In ogni caso un titolo protestato rappresenta un titolo esecutivo per quanto riguarda l’importo dovuto e non pagato a causa di mancanza di fondi. Ciò vale anche se riguarda non l’intera somma, ma anche solo una parte di essa, a causa di presenza parziale di fondi. A seguito del protesto dell’assegno, il beneficiario sarà in grado di entrare in possesso delle somme a lui dovute più gli interessi.
L’assegno in protesto consente al beneficiario del titolo di ottenere innanzitutto l’ammontare dell’importo riportato sull’assegno che risulta non essere stato pagato, più gli interessi calcolati a partire dal giorno della presentazione dell’assegno al pagamento. Inoltre, avvalendosi dell’assegno in protesto, il beneficiario sarà autorizzato a richiedere anche la pensale del 10% della somma ed evidentemente le spese che sono risultate necessarie per avviare l’azione di regresso e tutte le spese in generale.


I termini per un assegno in protesto I termini per un assegno in protesto
I termini per avvalersi dell’azione di regresso (che portano automaticamente l’assegno ad essere in protesto) corrispondono alla scadenza entro la quale è necessario presentare il titolo per l’incasso (otto o quindici giorni per gli quelli bancari ordinari, due mesi per quelli circolari o postali vidimati). In generale invece il termine di prescrizione per il protesto è stabilito in sei mesi a partire dalla presentazione del titolo per effettuare l’incasso della somma prevista dallo stesso.

La liberatoria La liberatoria
Quando si salda il dovuto per un assegno in protesto, è buona norma farsi rilasciare dal creditore la liberatoria riguardante l’assegno in protesto. Ciò perché, per evitare di rimanere iscritti nel Registro dei protesti per cinque anni, con tutte le conseguenze che ciò comporta, sarà necessario richiedere la cancellazione del proprio nominativo dal registro stesso. E per far ciò è necessario dimostrare di aver pagato il dovuto e che il beneficiario è stato soddisfatto, appunto utilizzando la liberatoria.

Protesto assegno smarrito Protesto assegno smarrito
Anche l’assegno smarrito può andare in protesto. Pur essendo inesistente, in questo caso, qualunque responsabilità da parte del correntista per quanto riguarda il titolo smarrito che viene protestato, la levata si verifica per tutelare in ogni caso il diritto del creditore. In questo caso, il malcapitato correntista può essere inserito nel Registro dei protesti in maniera tale che risulti che il titolo protestato era stato denunciato come smarrito o rubato, ma può anche chiedere al giudice la sospensione della pubblicazione del protesto e la sua eventuale cancellazione definitiva.


Assegno postale in  protesto Assegno postale in protesto

Si ricorda che l’iscrizione nel Registro dei protesti è effettuata dalla Camera di commercio competente. Nel caso di un assegno postale andato in protesto, se lo stesso è stato presentato per l’incasso presso una banca, il protesto sarà pubblicato in ogni caso dalla Camera di commercio di Roma o di Milano (e a queste dovrà fare riferimento il soggetto protestato qualora volesse richiedere la cancellazione). Se l’assegno postale in protesto era stato presentato presso un ufficio postale, se ne occuperà l’Ufficio protesti della Camera di commercio di competenza. La procedura d’urgenza volta a richiedere la sospensione temporanea dell’iscrizione nel Registro dei protesti riguarda anche gli assegni postali in protesto.

Naturalmente la richiesta di tale sospensione dovrà essere presentata al giudice da un avvocato. L’istanza di cancellazione, per quanto riguarda gli assegni postali in protesto, va presentata dal soggetto protestato alla Camera di Commercio della provincia in cui è avvenuta la levata del protesto: si ricorda che la cancellazione può essere richiesta per illegittimità, erroneità o riabilitazione. Quando gli assegni postali vanno in protesto, il nominativo di chi li ha emessi è pubblicato nel Registro Nazionale dei Protesti tenuto dalle Camere di commercio ed iscritto alla CAI, Centrale di Allarme Interbancaria.

L’assegno postale in protesto comporta, inoltre, per il soggetto protestato tutte le sanzioni amministrative che la legge prevede per gli assegni bancari, dato che i due tipi di assegno sono stati equiparati dalla normativa: tra questi, anche il divieto di emettere assegni per sei mesi. Al fine di evitare che l’assegno postale vada in protesto (si ricorda che si può essere protestati anche per cifre minime) è fondamentale verificare che le somme presenti sul proprio conto corrente siano sufficienti per pagare l’assegno al beneficiario. Si ricorda che il pagamento tempestivo dell’assegno postale andato in protesto non dà automaticamente diritto alla cancellazione dal Registro dei protesti: la cancellazione infatti è possibile soltanto in caso di errore, illegittimità o riabilitazione.



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