Protestare un assegno


Protestare un assegno Chi si è ritrovato nell’antipatica situazione di avere un assegno protestato, al fine di adoperarsi per la riabilitazione deve richiedere alla propria Camera di commercio la visura uso protesti ( a tal fine è necessario presentare i documenti d’identità ed il certificato di residenza). La visura, da portare in tribunale, permette di ritrovare i dati riguardanti l’assegno protestato da cancellare.
Ma cosa significa protestare un assegno? Significa accertare, da parte di un Pubblico Ufficiale, che non è avvenuto il pagamento del titolo al beneficiario.
Quindi, come si è visto, per effettuare il protesto di un assegno occorre, per prima cosa che si abbia la cosiddetta levata del protesto, cioè si tratta di redigere un atto col quale avviare il processo di segnalazione del cattivo pagatore, il precetto dello stesso, e successivamente il pignoramento dei beni a fine di rimborso del credito.
Salvo cancellazione, colui che ha emesso l’assegno, in questo caso, rimane iscritto sul Registro dei protesti per cinque anni a partire dalla data di inserimento nell’elenco (la pubblicazione avviene dopo dieci giorni da quando gli elenchi sono stati ricevuti dalle Camere di commercio).


Assegno non protestabile Assegno non protestabile
Anche quando non si può protestare un assegno, ad esempio per decorrenza dei termini o altro, in presenza di documenti che attestano la pretesa creditizia si può richiedere il decreto ingiuntivo da parte del giudice. Naturalmente, mentre protestare l’assegno significa potersi avvalere della qualità di titolo esecutivo dello stesso, ricorrere al decreto ingiuntivo implica la necessità di adire per vie legali, e bisogna anche valutare se l’importo dell’assegno è tale da giustificare, ad esempio, l’azione di recupero. Inoltre, un assegno di conto corrente bancario non è protestabile se esso è presentato oltre i termini di scadenza previsti dalla normativa. L’assegno bancario viene prescritto in sei mesi a partire dalla data di emissione: se il beneficiario si presenta dopo i sei mesi, pur in presenza di fondi sul conto corrente dell’emittente, la banca chiederà l’autorizzazione per il pagamento dell’assegno al correntista. In caso di diniego, senza protestare l’assegno lo stesso sarà riconsegnato non pagato e prescritto.

Precetto su assegno protestato Precetto su assegno protestato
Il precetto sull’assegno protestato non è altro che l’intimazione al debitore di pagare la somma dovuta. Evidentemente il precetto dovrà essere notificato a colui che ha emesso il titolo che è poi risultato essere impagato, e questi ha a disposizione almeno dieci giorni di tempo per potere procedere con la regolarizzazione della propria posizione pagando le somme dovute. In caso contrario, si potrà protestare l’assegno e ciò comporterà la possibilità di procedere con il pignoramento. È possibile notificare l’atto di precetto anche senza protestare l’assegno: in particolare, per notificare il precetto è necessario che il titolo di credito non presenti girate e che si agisca direttamente contro il traente. I termini di prescrizione per tale tipo di azione risultano essere di sei mesi a partire dalla presentazione per l’incasso dell’assegno. In tal caso, si ribadisce, è possibile rivalersi sull’obbligato principale senza che sia necessario levare il protesto. In genere con l´atto di precetto viene richiesto di pagare nel termine perentorio di 10 gg. dalla notifica dell´atto le somme relative al credito, le spese, gli interessi legali, le spese dell´atto di precetto e le spese legali, oltre agli interessi legali ulteriormente maturati alla data dell’effettivo pagamento. In genere, inoltre, si avverte anche il debitore che in difetto d’immediato pagamento nel termine suindicato si procederà ad esecuzione forzata contro esso debitore ai sensi di legge.

Riabilitazione del protesto per  assegni Riabilitazione del protesto per assegni
Si è detto come il protestare un assegno comporta per il soggetto protestato la necessità di pagare l’importo previsto, più una penale, gli interessi e le spese connesse al procedimento che si è reso necessario per protestare l’assegno stesso.
Oltre a ciò, il soggetto protestato permane sul Registro dei protesti per cinque anni, salvo cancellazione.
La riabilitazione, che può essere ottenuta con decreto del tribunale a seguito del pagamento del dovuto e dopo che sia trascorso un anno dal protesto, è il primo passaggio necessario per ottenere la cancellazione.


Termini del protesto degli assegni Termini del protesto degli assegni

Si ricorda che i termini previsti per poter protestare un assegno in caso di mancato pagamento sono di sei mesi, senza dimenticare però che anche trascorso questo periodo di tempo nulla vieta al beneficiario creditore di poter richiedere un decreto ingiuntivo. Naturalmente il rispetto dei tempi di scadenza previsti per l’incasso dell’assegno consente di poter fare valere le proprie ragioni, in caso di disguidi, in maniera veloce è avvalendosi dell’assegno quale titolo esecutivo, senza le complicazioni comunque presenti quando i termini risultano essere prescritti. Il procedimento per protestare un assegno postale e gli effetti del protesto sono i medesimi di quelli riguardanti l’assegno bancario. Ciò per effetto del DPR 298/2002 che prevede che tutte le disposizioni che riguardano gli assegni bancari siano applicabili anche per gli assegni postali.
Per protestare gli assegni postali ordinari bisogna avere rispettato i termini di scadenza previsti per l’incasso, che sono di sessanta giorni, per protestare gli assegni postali vidimati i termini di scadenza risultano essere di due mesi.

Liberatoria assegni protestati Liberatoria assegni protestati

L’azione causale è una delle soluzioni cui è possibile pensare anche e soprattutto nel caso in cui dovessero essere trascorsi i termini per poter protestare un assegno ma si può ancora ricorrere al decreto ingiuntivo per recuperare le somme. In particolare, l’azione causale riguarda il rapporto che ha causato all’origine l’emissione dell’assegno che poi è risultato essere non pagato. In tal caso bisognerà poter presentare altri elementi, come una fattura, e portare l’assegno, il quale, anche se non si può più protestare. vale come prova.
Inoltre, la dichiarazione liberatoria, nel caso degli assegni protestati, è necessaria per poter richiedere la riabilitazione al Tribunale, operazione a sua volta necessaria per arrivare alla cancellazione del proprio nominativo dal Registro dei protesti, inseritovi quando il beneficiario ha richiesto di protestare l‘assegno. In particolare, la liberatoria è indispensabile nel caso in cui non si è in possesso dell’assegno protestato con quietanza.
La dichiarazione liberatoria deve essere firmata dal creditore che ha ricevuto il dovuto senza bisogno di continuare a protestare l’assegno, e comprendere anche la fotocopia di un suo documento di identità.



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